Giovedí 16.04.2009

Per un'Europa più coraggiosa e responsabile

Giovedí 16.04.2009 17:16

Di Nicolò Sella di Monteluce

Il dibattito europeo stenta ad aprirsi sia per le calamità che ci hanno colpito, che per la crisi economica, ma ancor più per il disinteresse e la crescente distanza che separa l'Unione Europea dai cittadini, Istituzione che sembra creare più problemi (burocratici) di quanti ne risolva (politici, ed oggi nella crisi, finanziari). Ecco il perché dell'appello "L'Europa agli europei" lanciato da Robert Harvey e da me.

I commenti inizialmente ricevuti mi portano a quattro considerazioni.

1 - Il sistema italiano si è politicizzato a cascata verso il basso, dilagando nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni locali, nelle controllate, negli appalti pubblici, nelle concessioni di  autorizzazioni. Trasformandosi spesso da casta a piovra, e talvolta da piovra a mafia. Nel sistema UE invece è avvenuto l'opposto: la burocratizzazione è risalita dalla base dei funzionari fino al vertice dei responsabili delle Direttive europee. Non vi sono responsabilità dirette nei riguardi del Parlamento Europeo così tutto l'apparato è di fatto politicamente irresponsabile, sia per le direttive promulgate, sia - ed è ancor più grave - per l'organizzazione e struttura dei dicasteri. In Italia la "casta" percola verso il basso, spinta da Parlamento e parlamentini attivi; in Europa la burocrazia scala le Istituzioni e tracima nei Paesi, sotto un Parlamento impotente. Ecco il campo di azione in cui si troveranno ad operare i nuovi parlamentari. Ecco il nuovo approccio che vogliamo da loro.

2 - In Italia il potere è responsabile verso il Parlamento e  pertanto verso la gente. Se ben gestito può provocare terremoti amministrativi e burocratici che alterano comportamenti a vantaggio del pubblico. Ne vediamo ad esempio l'indice di gradimento di quanto sviluppato da Brunetta:  direttamente responsabile al Parlamento, incentivato da un guadagno di popolarità trasformabile in consenso elettorale. E' il beneficio diretto di un sistema democratico. Al Commissario europeo invece  manca l'incentivo della responsabilità politica. Introduciamola allora! Ecco ancora quanto dovranno fare  i nuovi parlamentari. Altrimenti vivremo per altri cinque anni con nuove cariatidi obsolete inviate a Strasburgo dai sistemi politici nazionali.

3 - Nel Parlamento Europeo vi sono canali nel regolamento utilizzabili anche per riforme di tipo costituzionale: studiateli, signori candidati. E diteci nella campagna elettorale come li potrete usare e a quali fini.

4 - Noi invece dovremo scegliere in modo bipartisan i candidati  che alla visione indicata dall'Appello uniscano anche una dote:  il coraggio. Basterebbe che pochi attivi e convinti parlamentari ritrovassero lo spirito della Pallacorda di nota memoria, e si dichiarassero quasi "Assemblea Costituente". Basterebbe che avessero il coraggio di esprimere le proprie idee in maniera forte, decisa e inusuale, trasformandosi in veicoli di tale cambiamento. Occorre insomma coraggio. Di esprimere le proprie idee. Di lottare per realizzarle.

                                                                  Martedì, 7 aprile 2009.

 

Per un governo Ue eletto dai cittadini. Firma l'appello "L'Europa agli europei".

Martedí, 07.04.2009 - 11.00.


Democrazia in Europa che rimpiazzi burocrazia in Europa. Altrimenti il gran sogno europeo, forse il più importante nella storia del mondo, finirà nel nulla. Affaritaliani.it e i più importanti quotidiani europei pubblicano l'appello di riforma "L'Europa agli europei" di Robert Harvey e Nicolò Sella di Monteluce. 

"Siamo cittadini europei, e chiediamo a voi cittadini europei di sostenere l'iniziativa popolare di riforma in senso democratico nella casa comune Europa. Di farlo prima delle elezioni Europee del prossimo giugno. Di impegnare in modo bipartisan i candidati a pronunciarsi in modo chiaro nel corso della campagna, e ad agire immediatamente una volta eletti".

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La rabbia fra le genti d'Europa sta montando. In questa crisi economica globale ci sentiamo traditi dal personale politico e dalle istituzioni finanziarie. Perdiamo lavoro, risparmi, sicurezze. Correndo il rischio di alimentare sfoghi nazionalisti da anni '30, con il riemergere del protezionismo e degli estremismi di destra e di sinistra; di ledere il nostro tessuto sociale; di condizionare la ripresa. I singoli Stati non bastano. Per affrontare le grandi, incomprensibili e impersonali forze economiche che ci soverchiano si sono già mobilitate altre Istituzioni. Per noi europei, è ovvio guardare all'Unione Europea (UE). Ma nonostante il suo crescente potere, l'UE è sempre più distante dal cittadino. Lo è negli aspetti quotidiani delle regole. Lo è oggi nella gestione della crisi. Sembra impotente. Sembra creare più problemi (e sempre burocratici), di quanti ne risolva (e raramente politici).
Questo è inaccettabile, soprattutto per chi come noi è europeista.

Abbiamo ora l'occasione di farci sentire: la campagna elettorale per le elezioni di giugno al Parlamento Europeo. Chiedendo ai candidati di tutta Europa in modo bipartisan di agire, quando eletti, nel modo più determinato per una riforma delle istituzioni dell'UE; e sin d'ora di impegnarsi in tale azione, e renderla parte del dibattito della loro campagna elettorale. Formeranno un gruppo, forse piccolo. Ma determinato. Per una riforma da adottare in maniera semplice, e non attraverso un complicato iter costituzionale che nessuno capisce. Una riforma che nasca dal Parlamento. Come molte riforme nella storia. Ecco allora una sintesi della nostra analisi e delle nostre proposte.

ANALISI

L'UE è il maggiore raggruppamento di Paesi liberi. L'economia e la popolazione superano Stati Uniti. E' stato forgiato dopo due guerre mondiali, essenzialmente per evitare altri conflitti fra gli stati partecipanti e con un successo superiore alle aspettative. E' una potenza pacifica e moderata nei suoi rapporti internazionali, che esercita la sua influenza attraverso negoziati, commercio e cultura, e non impegnando un obsolescente potere militare. Ha visto accrescersi lo standard di vita della popolazione mediante la ricerca dell'eccellenza ed una grande generosità sociale. Non per nulla questo modello civile e pacifico attira altri Paesi, con l'allargamento per i vicini, e con l'esempio per gli altri.

Purtroppo l'UE, a differenza dell'altra superpotenza, gli Stati Uniti, non opera in modo democratico. La precedente Comunità Economica Europea nasceva come una collaborazione fra paesi per coordinare la ripresa del dopoguerra,e aveva così una matrice economica. Col passar del tempo ha acquisito un aspetto politico. Ma le istituzioni, il sistema decisionale, le strutture e le regole restano rigidamente burocratiche, sono poco aperte all'esterno, non colgono l'immaginazione collettiva, e sono disperatamente complesse anche all'occhio degli esperti.

Volta per volta gli elettori hanno espresso la loro crescente delusione: recentemente col referendum irlandese sul Trattato di Lisbona; prima, coi referendum francese e danese sulla Costituzione europea. Per non tacere del cronico euroscetticismo inglese. Così, da un'affluenza elettorale del 63% alla prima consultazione diretta per il parlamento europeo del 1979, si è scesi ad un triste 45% nel 2004. minore di Stati Uniti, Russia, e altri Stati democratici paragonabili.

Per arrestare tutto ciò e per restituire vitalità al progetto europeo e renderlo nuovamente popolare occorre agire. Non sugli ideali europei: in un mondo che conta molte super-potenze (Stati Uniti, Giappone, Cina, India, Russia), l'Europa è agli occhi di tutti è la maggiore, la più civile e la più "giusta". La soluzione è nel riformare le istituzioni dell'UE.
Il "partito" dei burocrati non può continuare ad ignorare la volontà popolare.

 

L'UE è costituita essenzialmente da un potente motore, la Commissione, nominata dai governi degli Stati membri, che gestisce l'apparato burocratico, e non riporta, ma meramente "riferisce" periodicamente al Parlamento. Dal Consiglio dei Ministri, l'istituzione tecnicamente più potente dell'Unione Europea, di cui fanno parte ministri di ogni Stato membro, e dove le decisioni sono prese spesso mediante scambi di favori che esulano dalle agende; un sistema decisionale laborioso, e pertanto soggiogato dalla Commissione. Da un Parlamento europeo eletto a suffragio universale ma con modalità elettorali che lo rendono poco rappresentativo; ha una certa influenza, un basso profilo politico, desta poca attenzione e considerazione. Siamo sostanzialmente in un regime burocratico. Deve essere trasformato in democratico.

Ma la democrazia consiste nell'eleggere periodicamente i propri rappresentanti e il proprio governo, che è poi responsabile al parlamento. La burocrazia lo serve, ed il governo ne è responsabile in parlamento. Ed è il parlamento che "ascolta" la gente, con parlamentari identificabili ed accessibili dall'elettorato sin dall'inizio, ossia con una struttura dei collegi elettorali appropriata.

LA PROPOSTA

La Commissione europea ed il suo Presidente devono essere eletti dal Parlamento Europeo, ed a esso dovranno essere direttamente responsabili. Eliminando così il legame senza responsabilità politica Commissari-burocrazia. A tale proposito si devono potenziare le commissioni permanenti del Parlamento, per diventane l'organo di controllo dei responsabili dei dicasteri. La dimensione territoriale dei collegi elettorali deve essere drasticamente ridotta per permettere agli elettori di rapportarsi ai loro rappresentanti. Industria, commercio, e regole sulla concorrenza dovrebbero far capo ad un unico dicastero che abbia come mandato la crescita e lo sviluppo dell' imprenditorialità; applicando le regole della concorrenza nell'interesse dei consumatori, ed evitando la palude delle direttive comunitarie spesso astratte ora emanate da diversi dicasteri. Parte integrante il progressivo smantellamento della costosa e distorcente politica agricola, e la contemporanea apertura con vincoli appropriati a prodotti agricoli dei paesi emergenti.

Il Consiglio dei Ministri deve trasformarsi in un Senato europeo con un sistema dì voto ponderato come ora, che rifletta le relative dimensioni dei paesi rappresentati, ma con un conto favorevole ai paesi minori. Avrebbe poteri distinti, e di veto, così come negli Stati Uniti, ma il governo sarebbe l'unico ad avere potere di iniziativa legislativa. Un tale organo assicurerebbe che l'Europa rimanga un'Europa di nazioni, non un'Europa federale centralizzata del tipo degli Stati Uniti.

Questo è quanto necessario. Democrazia in Europa che rimpiazzi Burocrazia in Europa. Altrimenti il gran sogno europeo, forse il più importante nella storia del Mondo, finirà nel nulla.

COME AGIRE

Siamo cittadini europei, e chiediamo a Voi cittadini europei di sostenere l'iniziativa popolare di riforma in senso democratico nella casa comune Europa. Di farlo PRIMA delle elezioni Europee del prossimo giugno. Di impegnare in modo bipartisan i candidati a pronunciarsi in modo chiaro nel corso della campagna, e ad agire immediatamente una volta eletti.

Se condividete quanto da noi espresso, scriveteci. Vi risponderemo.


Robert Harvey,  Londra.                                                            Nicolò Sella di Monteluce, Sella di Mosso.

7 aprile 2009

+39 393 9311610 nicolo@selladimonteluce.it